
“racconto per voci in tre stanze”
di Erri De Luca
con
PINO TUFILLARO
GIOVANNI ESPOSITO
ANTONIO MARFELLA
LUNA ROMANI
GIAMPIERO SCHIANO
ANTONIO SPADARO
SIMONE SPIRITO
ANNA FERRUZZO
scene e costumi
BRUNO BUONINCONTRI
musiche a cura di
HARMONIA TEAM
con la collaborazione di
DAVIDE MASTROGIOVANNI
disegno luci
ROCCO GIORDANO
regia
G I A N C A R L O S E P E
Affresco sulla Napoli del 1943 dove si intrecciano micro e macro storie, vicende intime e marginali segnate dall'incedere violento e barbaro della Guerra.
Lo spettacolo ha debuttato il 27 febbraio 2009 al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia nell’ambito del 40. Festival Internazionale di Teatro de La Biennale di Venezia diretto da Maurizio Scaparro riscuotendo unanimi consensi della critica e notevole partecipazione del pubblico presente in sala.
È una Napoli senza cielo quella dell'estate 1943: una città che si rintana nel buio dei rifugi antiaerei, sotto grandi volte di tufo su cui grandina la guerra con i suoi rumori, le sue angosce, i suoi tormenti. Eppure, dentro quelle catacombe, si svolge la vita di alcune persone che cercano disperatamente di tenere stretti i nodi delle loro vite aggrappandosi ad un amore in germoglio, un ideale marcito e un'allegria insensata, finché il vento della rivolta non le trascina fuori dalla tana, restituendo a ciascuna di esse un orizzonte breve che, forse, non sarà ancora cielo ma nemmeno più tenebra. Età, mestieri e storie differenti, compresse in un assedio, rompono le distanze tra loro e vanno insieme, prima al passo, poi fino al galoppo. La macchina della storia maggiore si chiude a sacco sulle vite individuali, ma ci sono sussulti in cui le singole esistenze spezzano la camicia di forza e inventano la libertà.
La città sta nella tenaglia di due eserciti: uno dentro (i tedeschi) e uno fuori (le truppe alleate). Con le “Quattro giornate di Napoli” (27 – 30 settembre 1943) la popolazione partenopea insorge e, grazie al coraggio e all’eroismo dei suoi abitanti, riesce a liberarsi. Morso di luna nuova è il morso di una città che addenta e insegue, fino a sbattere fuori, l’occupante intruso.
La lingua utilizzata da Erri De Luca, non per scelta stilistica ma in quanto “lingua madre”, consente di cambiare continuamente registro narrativo; addirittura all’inizio della terza stanza due dei personaggi, per alleggerire l’atmosfera di quel tugurio bellico, inscenano una farsa che ricorda i canovacci di Petito e Scarpetta. Nel parossismo dei bombardamenti, quelle persone, costrette dagli eventi a ritrovarsi per giorni e giorni nello stesso ricovero, tirano fuori la loro estrema napoletanità e la loro fiera umanità che rende il racconto un piccolo capolavoro drammaturgico dell’autore.
«I protagonisti del libro sono persone, non personaggi. Hanno facce e voci che mi sono state tramandate da mia madre. Nei suoi incubi, però, non c'è il fragore dei bombardamenti ma il suono della sirena, che dava l'allarme, spezzava i sonni e costringeva tutti a scappare nei rifugi… Morso di luna nuova, è nulla più che l'atto di un erede al quale sono stati affidati in lascito quei racconti». Erri De Luca
La redazione de Il Giornale di Bordo del 40. Festival Internazionale del Teatro della Biennale ha attribuito allo spettacolo una menzione per la migliore regia con la seguente motivazione: “l’efficacia della resa scenica, la direzione attoriale e il lavoro corale organico, la ricerca sonora, l’uso delle luci”.